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Angelo
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Un mwcqangelo, in varie tradizioni mwcgreligiose, è un essere spirituale che assiste e serve mwcwDio, accompagnando anche l'uomo lungo il percorso del suo progresso spirituale e della sua esistenza terrena.

Le principali religioni mwfamonoteiste (mwfqebraismo, mwfgcristianesimo, mwfwislam) da secoli credono nell'esistenza di una numerosa gerarchia di angeli.cite-ref-britannica-1-0[1] Secondo l'iconografia tradizionale, quelli fedeli a Dio sono detti «mwhabianchi», in relazione alla mwhqluce, mentre ve ne sono anche di mwhgribelli, comandati da mwhwSatana,cite-ref-britannica-1-1[1] designati come «angeli mwjaneri» in analogia all'mwjqoscurità.cite-ref-2[2]

Contents

Note

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Etimologia

La parola "angelo" deriva dal mwnqlatino mwngangelus e ha origine dalla parola mwnwgreca mwoaἄγγελος (traslitterazione: mwoqággelos; pronuncia: mwogánghelos), traduzione dell'ebraico מלאך, mal'akh, che significa "messo", "messaggero", "servitore".

Attestato nel mwpadialetto miceneo nel mwpqXIV/mwpgXII secolo a.C. come mwpwakero, con il significato di mwqainviato, mwqqmessaggero, e reso con il termine mwqgmwqwdaimon nelle prime traduzioni greche di testi giudaico-cristiani, resta ad oggi un mistero il passaggio al differente termine greco mwraangelos che aveva invece accezione laica, con poche eccezioni: come messaggero delle divinità, il termine "angelo" appare per la prima volta associato al dio mwrqHermes nelle credenze religiose della civiltà classica, ben distante dalla figura spirituale descritta nei Testi Sacri giudaico-cristiani.

Durante l'alto e il basso medioevo, sino al primo rinascimento, nei territori di dominazione bizantina fu in uso la variante latina e volgare di origine greca 'augello', 'angello' e 'angellus', anche per l'onomastica, ancora chiaramente attestata negli archivi storici medievali di città come ad esempio Caltabellotta, Gaeta, Genova e Padova.cite-ref-3[3]

Nella cultura religiosa classica

Il termine greco antico mwxqánghelos (messaggero) è riferito al dio mwxgHermes considerato il messaggero degli Deicite-ref-4[4]. Identica funzione viene attribuita a mwywIride sia nellmwza'mwzqmwzgIliade sia negli mwzwmwaaInni omericicite-ref-sam-eitrem-op-cit-5-0[5], così in mwbqPlatone, nel mwbgmwbwCratilo (407e-408b) queste due divinità vengono indicate come mwcaángheloi degli Dei. Allo stesso modo viene indicata Artemide-Ecate (mwcqSofrone- mwcgScoli a Teocrito, II,12)cite-ref-sam-eitrem-op-cit-5-1[5] alludendo ai suoi rapporti con il mondo dei morti (mwdwInferi). Anche Hermes è "messaggero di mweaPersefone" (mweqInscriptiones Graecae XIV, 769) e quindi in rapporto con il mondo dei morti.
In collegamento a ciò, Sam Eitremcite-ref-6[6] evidenzia che a mwgaTera sono state rinvenute delle interessanti iscrizioni sepolcrali cristiane nelle quali viene menzionato lmwgq'mwggánghelos del defunto (mwgwInscriptiones Graecae III, 933 e segg.).

Nella riflessione teologico-filosofica antica un tema corrispondente alla comune nozione degli angeli è già presentecite-ref-7[7].

In mwigTalete, come in mwiwEraclito, il mondo è pieno di deicite-ref-8[8]

Per i mwkqpitagorici i sogni erano inviati agli uomini dai mwkggeni.

Anche mwlaDemocritocite-ref-9[9] parlò di geni abitanti nello spazio.

mwmgPlatone, in particolare nel mwmwmwnaSimposio, menzionò dei mwnqmwngdáimōn che, ministri di Dio, sono vicini agli uomini per ben ispirarli.

Con mwoaFilone di Alessandria (20 a.C. ca–50 d.C.), mwoqfilosofo e mwogteologo di cultura mwowebraica ed mwpaellenistica, lmwpq'mwpgánghelos greco si incrocia con il mwpwmal'akh della mwqaBibbia (così già reso nella mwqqSeptuaginta) e diviene, nella sua spiegazione mwqgesegetico-allegorica della stessa Bibbia, il nesso fra il mondo sensibile e quello del Dio trascendente unitamente alle mwqwidee, alla mwrasapienza e al mwrqmwrgpneumacite-ref-10[10]. Questo nesso si rende necessario nella teologia di Filone in quanto il Dio trascendente non potrebbe avere un rapporto diretto con il mondo sensibile per via del mwswmale in esso contenutocite-ref-11[11].

A partire dal II-IV secolo, la mwuqteologia mwugneoplatonica utilizzerà la figura dellmwuw'mwvaánghelos, inserita nella processione dall'mwvqUno unitamente ai mwvgDèmoni e agli mwvwEroicite-ref-12[12], seguendo l'ordine gerarchico di: Dei, Arcangeli, Angeli, Demoni ed Eroicite-ref-sam-eitrem-op-cit-5-2[5].

mwyqPorfirio sosteneva che sono gli angeli a portare a Dio le nostre invocazioni difendendoci dai dèmoni malvagi.

mwywGiamblico elaborò una gerarchia del mondo celeste sostenendo che gli angeli innalzano l'uomo dal mondo materiale mentre i demoni li spingono a immergervisi, gli arcangeli accompagnano le loro anime nel cielo e gli eroi si occupano del mondo. E la loro visione è ben differente:

«E le apparizioni degli dèi sono belle a vedersi, perché brillano, quelle degli arcangeli solenni e calme, più miti quelle degli angeli, quelle dei demoni terribili. Quelle degli eroi […] sono senz'altro più miti di quelle dei demoni, quelle degli arconti ti fanno sbigottire, se essi esercitano il loro potere sul mondo, mentre sono dannose e dolorose a vedersi, se essi sono nella materia; quelle delle anime, infine, assomigliano per qualcosa a quelle degli eroi, ma sono più deboli.»

(Giamblico. De mysteriis Aegyptiorum, Chaldeorum et Assyriorum II,3. Trad. it di Claudio Moreschini in Giamblico I misteri degli egiziani. Milano, Rizzoli, 2003, pag. 151)

Per mwzgProclo gli angeli hanno il compito di aiutare l'uomo a tornare a Dio, sono esseri buoni che comunicano la volontà degli dei:

«Solo ciò che è conforme al bene può fare parte della schiera degli angeli mentre il male non può entrare in tale ordine; gli angeli infatti sono coloro che comunicano e rendono chiara la volontà degli dei, occupano il posto più alto fra i generi sommi e sono caratterizzati dall'essere buoni»

(Proclo Tria opuscola. Milano, Bompiani, 2004, pagg.510-1)

Il culto degli angeli fiorì in Egitto e Asia Minore tra il II e III secolo d.C.cite-ref-sam-eitrem-op-cit-5-3[5]. In questo quadro tale figura veniva evocata dal rito mw1qteurgico e considerata come accompagnatore dell'uomo dall'ingresso all'esistenza terrena, quando la sua anima scendeva lungo le varie influenze delle sfere celesti che ne determinavano le mw1gcaratteristiche personologiche, durante la vita in quanto ne erano guida e protezione, e nel dopo-morte, quando gli angeli divenivano responsabili della sua purificazione, dovendo recidere i vincoli dell'anima del defunto con il mondo della materiacite-ref-13[13].

Andrea Pirascite-ref-14[14] evidenzia la stretta connessione tra gli angeli e le anime dei defunti nelle credenze relative all'immortalità delle religioni del mondo classico in quanto, secondo tali credenze, le anime migliori venivano trasformate in angeli. Così se una persona veniva formata attraverso la perfezione spirituale poteva acquisire uno mw4qstatus simile a quello degli angeli e questo spiegherebbe l'aggiunta del termine "angelo" al nome del defunto nelle iscrizioni funerariecite-ref-15[15].

Nella cultura religiosa dell'area mesopotamica

La cultura religiosa dell'area mw6amesopotamica ha elaborato alcune credenze sugli angeli, qui indicati con il termine mw6qsukkal (o mw6gsukol), che riverbereranno nei successivi monoteismicite-ref-16[16]. Il ruolo dell'angelo babilonese è quello di messaggero-inviato del dio: il mw7wsukkal di mw8aMarduk è, ad esempio, mw8qNabu, quello di mw8gAnu è Papsukkal mentre quello di mw9aInanna è mw9qMummu.

La cultura religiosa babilonese possiede degli angeli-custodi degli uomini (mw9wmw-ashedu e mw-qmw-glamassu) raffigurati all'ingresso delle case per la protezione degli abitanti, accompagnandoli quando escono dalle stesse.

Altra figura importante è il mw-akaribu (o mw-gkarabu, lett. "colui che prega, invoca") da cui deriverà il nome giunto nella lingua italiana come "cherubino"cite-ref-17[17]. Il mwaqmkaribu viene raffigurato con le mani protese verso il cielo pronto a intercedere con gli Dei. La sua rappresentazione, in forma antropomorfa o zoomorfa, ma comunque munita di ali è poi declinata nelle iconografie delle mwaqqreligioni abramitiche.

Nello Zoroastrismo

Gli "angeli" ricoprono un ruolo fondamentale nella religione mwaqwzoroastrianacite-ref-18[18].
Lo mwariZoroastrismo (o mwarmMazdeismo) è la religione fondata dal profeta iranico mwarqZarathuštracite-ref-19[19] presumibilmente tra il X e l'VIII secolo a.C. e che avrà una notevole influenza sull'mwarkEbraismo e sullo stesso mwaroCristianesimocite-ref-20[20]. Tale fede religiosa presuppone l'esistenza di un unico Dio indicato con il nome di mwar8Ahura Mazdā (Colui che crea con il pensiero) sapiente, onnisciente e sommo bene il quale all'origine dei tempi creò due spiriti superiori (mwasamainyu) più una serie di spiriti secondari. Dopo tale creazione, uno dei due spiriti superiori, mwaseAngra Mainyu (Spirito del male), si ribellò al Dio unico trascinando con sé una moltitudine di esseri celesti secondari denominati mwasimwasmDaēva, l'altro spirito superiore mwasqSpenta Mainyu (Spirito santo del bene) unitamente ad altri spiriti secondari indicati come mwasuAmeša Spenta restarono invece fedeli ad mwasyAhura Mazdā, avviando uno scontro cosmico tra il Bene e il Male di cui la creazione dell'universo materiale e dell'uomo ne rappresenterà l'elemento centralecite-ref-21[21]. All'interno di questo quadro cosmico l'uomo creato dal Dio unico deve scegliere se schierarsi con il Bene o con il Male, il fedele zorastriano non ha dubbi al riguardo:

(avestico)

«nâismî daêvô, fravarânê mazdayasnô zarathushtrish vîdaêvô ahura-tkaêshô staotâ ameshanãm speñtanãm ýashtâ ameshanãm speñtanãm, ahurâi mazdâi vanghavê vohumaitê vîspâ vohû cinahmî ashâunê raêvaitê hvarenanguhaitê ýâ-zî cîcâ vahishtâ ýenghê gâush ýenghê ashem ýenghê raocå ýenghê raocêbîsh rôithwen hvâthrâ.»

(italiano)

«Io maledico i

daēva

. Mi professo adoratore di

Mazdā

, seguace di

Zarathuštra

, nemico dei

daēva

e accettando la dottrina di

Ahura

, lodo e venero gli

Ameša Spenta

, assegno tutto ciò che è bene ad

Ahura Mazdā

, pieno di

Aša

, ricco di splendore, pieno di

hvarenah

, da Lui proviene la Vacca

, da Lui proviene

Aša

, da lui proviene la Luce e la luminosità delle stelle di cui sono vestiti gli esseri e le cose ricche di gloria.»

(Avestā. Yasna, XII,1)

Così mwateArnaldo Alberti:

«

Ameša Spenta

, Immortali benefici. Yn 0.5 e 12.1. Le entità spirituali più elevate, create da

Ahura Mazdā

per affiancare l'uomo nella sua lotta contro il Male. Sono i "predecessori" degli arcangeli e includono le maggiori entità divine, come Vohū Manah, il buon Pensiero,

Aša

, l'ordine e la rettitudine, Ārmaiti, la santa devozione e la pietà, Haurvatāt, la perfezione e la salute, Ameretāt, l'immortalità, Xšāthrā, il dominio il potere supremo e lo stesso

Ahura

, il Signore.»

(in Avestā a cura di Arnaldo Alberti. Torino, Utet, 2008, pag.623)

Il mwatqlibro sacro dello mwatuZoroastrismo, lmwaty'mwatcmwatgAvestā, menziona al VI verso del I mwatkYasna anche degli esseri angelici denominati Fravašay (anche Fravaši) in qualità di "angeli custodi" o "spiriti guardiani benefici" degli uomini vivi, delle loro famiglie e comunità e delle loro anime dopo la loro mortecite-ref-23[23].

Un'ulteriore entità spirituale, indicata come mwauaYazatacite-ref-24[24] (lett. il "venerabile") e assimilabile anch'essa alla nozione di angelo, compare tra gli altri nello mwauuYasna I, 3 dellmwauy'mwaucAvestā:

(avestico)

«nivaêdhayemi hañkârayemi asnyaêibyô ashahe ratubyô, hâvanêe ashaone ashahe rathwe, nivaêdhayemi hañkârayemi sâvanghêe vîsyâica ashaone ashahe rathwe, nivaêdhayemi hañkârayemi mithrahe vouru-gaoyaotôish hazangrô-gaoshahe baêvare-cashmanô aoxtô-nâmanô ýazatahe râmanô hvâstrahe!»

(italiano)

«Annuncio (e) celebro (questo yasna) in lode degli Asnya, i santi del giorno, maestri di rettitudine; degli Hāvani, i santi guardiani del mattino,, santificati da

Aša

e maestri di rettitudine; annuncio e celebro (questo yasna) in lode di Sāvanghi, protettore del bestiame, e di Vīsya, angelo custode del villaggio, santificati da

Aša

e maestri di rettitudine; annuncio e celebro (questo yasna) in lode di Mithra dagli ampi pascoli, dalle mille orecchie e dalla miriade di occhi, lo yazata di cui si celebra il nome, e di Rāman Xvāstra, lo yazata della pace bucolica.»

(Avestā. Yasna, I,3. Traduzione Arnaldo Alberti, in Avestā. Torino, UTET, 2008, pag.90)

Nell'Ebraismo

Il termine "angelo" è usato anche per l'mwausebraico biblico מלאך, mwauwmal'akh, sempre con il significato di "inviato", "messaggero"; anche per אביר, mwau0abbir (lett. "potente" o anche "uomo forte, valoroso" nel mwau4Salmo 78,25); per א*להים, mwau8ělōhîm (sost. masch. plurale; lett: legislatori, giudici - riferito a persone o riferito a Dio, divinità straniere o in talune interpretazioni, spiriti celesti - nel Salmo 8,5); e per שִׁנְאָן mwavashin'an (moltitudini) nel Salmo 68,17.

Giudaismo del Secondo Tempio

Il mwavmGiudaismo eredita dalla tradizione mesopotamica alcuni termini come mwavqKaribu, reso in ebraico come mwavuKerub (כְּרוּב). Ma nel mwavymonoteismo biblico mwavcKerubcite-ref-25[25] non è una divinità a cui essere devoti, quanto piuttosto un sottoposto dell'unico Dio onnipotente indicato come Jhwhcite-ref-26[26].

La figura del mwaweKerub compare nel mwawimwawmLibro della Genesi:

(ebraico)

«vaygaresh et-ha'adam vaiyashken mikkedem legan-eden et-hakkeruvim ve'et lahat hacherev hammithappechet lishmor et-derech etz hachaiyim»

(italiano)

«Scacciato l'uomo, collocò a oriente del giardino di 'Éden i Cherubini che roteavano la spada fiammeggiante, per custodire la via che portava all'albero della vita»

(Libro della Genesi, III, 24. Traduzione in italiano di Alfredo Sabato Toaff in Genesi, Bibbia ebraica (a cura di Dario Disegni. Torino, Giuntina, 2010, pag.10)

Allo stesso modo sulla nozione dell'"angelo" biblico si osservano influenze semitiche, cananee e zoroastrianecite-ref-27[27]. Così come il nome del diavolo Ashmedai (אשמדאי) che compare nel testo mwawodeuterocanonico del mwawsmwawwLibro di Tobiacite-ref-28[28] deriva dall'mwaxeavestico *Aēšmadaēva (demonio irato)cite-ref-29[29]cite-ref-30[30].

Nelle versioni ebraiche dei testi biblici מלאך, mwaxsmal'akh indica quindi un "messaggero" dove il termine mwaxwl'k indica generalmente l'"inviare" qualcuno per un'ambasciata, per osservare o anche spiare qualcuno o qualcosa.

mwax4Mal'akh Jhwh è quindi l'inviato di Dio che trasmette le sue volontà tra gli uomini. mwax8Mal'akh viene reso nella mwayaversione greca della Bibbia con il termine greco mwayeánghelos.

Così, nel mwaymmwayqLibro della Genesi, testo databile a non prima della seconda metà del VI a.C.cite-ref-31[31], due mwaykMal'akh Jhwh si presentano a Lot (לוֹט) per salvarlo dalla distruzione di Sodoma che stanno per compiere per ordine di Dio, e a cui Lot rende omaggio (lett. "faccia a terra": אַפַּיִם אָרְצָה, mwayoappayim aretzah):

(ebraico)

«vaiyavo'u shenei hammal'achim sedomah ba'erev velovt yoshev besha'ar-sedom vaiyar-lovt vaiyakam likratam vaiyishtachu appayim aretzah»

(italiano)

«I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra»

(Genesi XIX,1. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

(ebraico)

«vaiyomeru ha'anashim el-lovt od mi-lecha foh chatan uvaneicha uvenoteicha vechol asher-lecha ba'ir hovtze min-hammakovm. ki-mashchitim anachnu et-hammakovm hazzeh ki-gadelah tza'akatam et-penei hashem vayshallechenu hashem leshachatah»

(italiano)

«Quegli uomini dissero allora a Lot: "Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli"»

(Genesi XIX, 12-3. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

Nel mway4mway8Libro dei Giudici, testo del V secolo a.C., un angelo appare alla moglie sterile di Manoach per annunciargli la nascita di colui che li salverà dai mwazaFilistei:

(ebraico)

«vaiyera mal'ach-hashem el-ha'ishah vaiyomer eleiha hinneh-na atte-akarah velo yaladte veharit veyaladte ben ve'attah hishameri na ve'al-tishti yayin veshechar ve'al-tocheli kol-tame ki hinnach harah veyoladte ben umovrah lo-ya'aleh al-roshov ki-nezir elohim yihyeh hanna'ar min-habbaten vehu yachel lehovshia' et-yisra'el miyad pelishtim. vattavo ha'ishah vattomer le'ishah lemor ish ha'elohim ba elai umar'ehu kemar'eh mal'ach ha'elohim novra me'od velo she'ilthu ei-mizzeh hu ve'et-shemov lo-higgid li vaiyomer li hinnach harah veyoladte ben ve'attah al-tishti yayin veshechar ve'al-tocheli kol-tum'ah ki-nezir elohim yihyeh hanna'ar min-habbeten ad-yovm movtov»

(italiano)

«L'angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: "Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e

partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d'immondo. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei". La donna andò a dire al marito: "Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l'aspetto di un angelo di Dio, un aspetto terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto: Ecco tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d'immondo, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte".»

(Giudici XIII,3-7. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

Nel mwazmmwazqLibro di Zaccaria, testo del V secolo a.C., un angelo compare al profeta per comunicargli delle istruzioni da parte di Dio:

(ebraico)

«ra'iti hallaylah vehinneh-ish rochev al-sus adom vehu omed bein hahadassim asher bammetzulah ve'acharav susim adummim serukkim ulevanim va'omar mah-elleh adoni vaiyomer elai hammal'ach haddover bi ani ar'ekka mah-hemmah elleh vaiya'an ha'ish ha'omed bein-hahadassim vaiyomar elleh asher shalach hashem lehithallech ba'aretz vaiya'anu et-mal'ach hashem ha'omed bein hahadassim vaiyomeru hithallachnu va'aretz vehinneh chol-ha'aretz yoshevet veshokatet vaiya'an mal'ach-hashem vaiyomar hashem tzeva'ovt ad-matai attah lo-terachem et-yerushalim ve'et arei yehudah asher za'amtah zeh shiv'im shanah vaiya'an hashem et-hammal'ach haddover bi devarim tovvim devarim nichumim vaiyomer elai hammal'ach haddover bi kera lemor koh amar hashem tzeva'ovt kinneti lirushalim uletziyovn kin'ah gedovlah»

(italiano)

«Io ebbi una visione di notte. Un uomo, in groppa a un cavallo rosso, stava fra i mirti in una valle profonda; dietro a lui stavano altri cavalli rossi, sauri e bianchi. Io domandai: "Mio signore, che significano queste cose?". L'angelo che parlava con me mi rispose: "Io t'indicherò ciò che esse significano". Allora l'uomo che stava fra i mirti prese a dire: "Essi sono coloro che il Signore ha inviati a percorrere la terra". Si rivolsero infatti all'angelo del Signore che stava fra i mirti e gli dissero: "Abbiamo percorso la terra: è tutta tranquilla". Allora l'angelo del Signore disse: "Signore degli eserciti, fino a quando rifiuterai di aver pietà di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei sdegnato? Sono ormai settant'anni!". E all'angelo che parlava con me il Signore rivolse parole buone, piene di conforto. Poi l'angelo che parlava con me mi disse: "Fa' sapere questo: Così dice il Signore degli eserciti: Io sono ingelosito per Gerusalemme e per Sion di gelosia grande; ma ardo di sdegno contro le nazioni superbe, poiché mentre io ero un poco sdegnato, esse cooperarono al disastro.»

(Zaccaria I, 8-15)

Nel testo apocalittico canonico del II secolo a.C., il mwazcmwazgLibro di Daniele, un angelo appare al giovane Daniele per spiegargli il significato simbolico delle visioni. Questo angelo ha un nome: Gabriele.

(ebraico)

«vayhi bir'oti ani daniyel et-hechazovn va'avakshah vinah vehinneh omed lenegdi kemar'eh-gaver va'eshma kovl-adam bein ulai vaiyikra vaiyomar gavri'el haven lehallaz et-hammar'eh vaiyavo etzel amedi uvevo'ov niv'atti va'eppelah al-panai vaiyomer elai haven ben-adam ki le'et-ketz hechazovn uvedabberov immi nirdamti al-panai aretzah vaiyigga-bi vaiya'amideni al-amedi»

(italiano)

«Mentre io, Daniele, consideravo la visione e cercavo di comprenderla, ecco davanti a me uno in piedi, dall'aspetto d'uomo; intesi la voce di un uomo, in mezzo all'Ulai, che gridava e diceva: "Gabriele, spiega a lui la visione". Egli venne dove io ero e quando giunse, io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli mi disse: "Figlio dell'uomo, comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine". Mentre egli parlava con me, caddi svenuto con la faccia a terra; ma egli mi toccò e mi fece alzare»

(Libro di Daniele VIII, 15-18)

Il nome "Gabriele" (גַּבְרִיאל, Gaḇrîʼēl) deriva da: mwazsgeber, "uomo" (גָּ֫בֶר, nella sua accezione di "uomo valoroso", ovvero "guerriero") anche mwazwgabar (גָּבַר, "essere forte") e mwaz0el (אֵל, Dio) quindi "Guerriero di Dio oppure Dio mi rende forte".

Accanto a Gabriele, sempre nel mwaz8Libro di Daniele si colloca un altro angelo, il suo nome è Michele.

Il nome "Michele" (מִיכָאֵל, Mîkhā'ēl) deriva da: mwaaemi (מִי, chi), mwaaiki (כִּי, come) e mwaamel (אֵל, Dio) quindi "Chi (è) come Dio?".

Michele si presenta come un "principe" (שָׂר, mwaausar) che tutela il popolo di Israele dagli altri principi malvagi ovvero angeli malvagi che proteggono i popoli di Persia (פָּרָס, mwaayparas) e di Grecia (יָוָן, mwaacyavan):

(ebraico)

«vaiyomer hayada'ta lammah-bati eleicha ve'attah ashuv lehillachem im-sar paras va'ani yovtze vehinneh sar-yavan ba aval aggid lecha et-harashum bichtav emet ve'ein echad mitchazzek immi al-elleh ki im-micha'el sarchem»

(italiano)

«Allora mi disse: "Sai tu perché io sono venuto da te? Ora tornerò di nuovo a lottare con il principe di Persia, poi uscirò ed ecco verrà il principe di Grecia. Io ti dichiarerò ciò che è scritto nel libro della verità. Nessuno mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe»

(Libro di Daniele X, 20-21)

Gli angeli nei testi "apocalittici" non canonici

In un testo "apocalittico", risalente al V secolo a.C.cite-ref-32[32] indicato come il mwabaLibro dei Vigilanti (inserito nel primo mwabimwabmLibro di Enoch)cite-ref-33[33]cite-ref-34[34], alcuni angeli prendono forma umana per accompagnarsi alle donne, cadendo quindi dal loro stato celestialecite-ref-35[35]:

«Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, (che) in quei tempi nacquero, ad essi, ragazze belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro: "Venite, scegliamoci delle donne fra gli uomini e generiamoci dei figli". E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: "Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato". E tutti gli risposero e gli dissero: "Giuriamo tutti noi, e ci impegnamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremo in essere"»

(Enoc, VI. in Apocrifi dell'Antico Testamento vol.1 (a cura di Paolo Sacchi). Torino, UTET, 2006, pag.472)

Secondo Paolo Sacchi, docente emerito di mwaciFilologia biblica, tale dottrina della "caduta" angelica, propria dei testi apocalittici considerati poi apocrifi, rientra nel dibattito giudaico inerente alla presenza del Male nel mondo:

«Si partì dal tema del diluvio, letto solo nella tradizione jahwista, che doveva cancellare il Male dal mondo e invece non lo cancellò. La natura dell'uomo è restata incline al male, anche dopo il diluvio. La causa di questa inclinazione al male, che è la vera causa prima del peccato, va ricercata al di là della sfera umana, perché è ovvio, empiricamente certo, che l'uomo non ha alcun mezzo per rimediarvi. Questa causa del peccato va pertanto cercata nel mondo angelico, dove un gruppo di angeli violò liberamente l'ordine cosmico voluto da Dio, unendosi con donne per procreare, mentre gli angeli essendo puri spiriti, non avevano ricevuto da Dio il dono della procreazione, che è caratteristico dell'uomo, perché è mortale. Dal loro gesto nacque una contaminazione spaventosa, che investì tutta la natura e l'umanità. In questa impurità, che è debolezza e spinta verso il peccato, sta la radice del male»

(Paolo Sacchi. Op.cit. pag.27)

Esegesi rabbinica

Il nome mwac4biblico per "angelo", מלאך ("malak"), acquista il più tardo significato di angelo solo in connessione col nome di Dio, ad esempio "angelo del Signore", o "angelo di Dio" (מַלְאָך יְהוָה, mwac8ke mal'ach Yahweh Zaccaria 12:8). Altre espressioni sono "figli di Dio", (אֱלהִים בֵּן mwadabenei ha 'Elohim Genesi 6:4; Giobbe 1:6; Salmi 89:6) e "Suoi santi" (קדשים עמך mwadekedoshim immach) (Zaccaria 14:5).

Secondo le interpretazioni dell'mwadmEbraismo, il plurale mwadqE-lohim (mwadumwadypluralis maiestatis usato talora per indicare un dio al di sopra del loro ruolo, ricordando che nel nome dell'angelo è riportato il ruolo-fu zione per conto di un loro Superiore) viene impiegato talvolta in riferimento agli angeli, chiamati mwadcbnēi 'Elohim o mwadgbnēi Elim anche se in altre occasioni tali espressioni sono usate per riferirsi ai mwadkGiudici.

(ebraico)

«vaiyomer lachen shema devar-hashem ra'iti et-hashem yoshev al-kis'ov vechol-tzeva hashamayim omed alav miminov umissemolov.»

(italiano)

«(Michea) disse: "Per questo, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l'esercito del cielo ( צבא השמים

tzeva hashamayim

) gli stava intorno, a destra e a sinistra.»

(1 Libri dei Recite-ref-36[36], XXII,19)

(ebraico)

«vaiyera elav hashem be'elonei mamre vehu yoshev petach-ha'ohel kechom haiyovm vaiyissa einav vaiyar vehinneh sheloshah anashim nitzavim alav vaiyar vaiyaratz likratam mippetach ha'ohel vaiyishtachu aretzah vaiyomar adonai im-na matzati chen be'eineicha al-na ta'avor me'al avdecha»

(italiano)

«Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini (

anashim

) stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò (

vaiyishtachu

) fino a terra (

aretzah

), dicendo: "Mio signore (

Adonai

), se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.»

(Genesi XVIII, 1-3)

Nel periodo mwaeetalmudico si sviluppa l'esegesi rabbinica rispetto alla natura degli angeli. Una prima suddivisione avviene nella credenza negli "angeli" creati per un solo giorno a gloria di Dio, per poi finire nella "corrente di fuoco" (נהר די נור, mwaeinehar di-nur), e quelli che, come Gabriele e Michele, gli restano accanto per servirlo nell'eternitàcite-ref-37[37].

Così mwaegBen Azzaicite-ref-38[38] cita l'esistenza di questi due ordini angelici come credenza diffusa e accettata. D'altronde le fonti dei mwae0Tannaim, come la mwae4mwae8Mishnah, raramente si occupano degli angeli e comunque sostengono la loro incapacità di vedere pienamente la gloria di Dio.

Gli angeli, secondo le prime fonti rabbiniche, parlano la mwafelingua ebraica, hanno la capacità di volare, sono in grado di spostarsi ovunque nonché di prevedere il futurocite-ref-39[39].

Nel mwafcmwafgTanakh, precisamente al verso VI,2 di mwafkBereshit (mwafomwafsGenesi) viene riportato:

(ebraico)

«

ויראו בני האלהים את בנות האדם כי טבת הנה ויקחו להם נשים מכל אשר בחרו»

(italiano)

«i figli di Dio videro le figlie dell'uomo che erano belle e si presero delle mogli (donne) fra tutte quelle che scelsero.»

(Bereshit (Genesi) VI,2. Traduzione di Alfredo Sabato Toaff in Bibbia ebraica, vol.1. Torino, Giuntina, 2010)

Il mwagirabbino mwagmAlfredo Sabato Toaff ricorda come l'espressione "figli di Dio" «secondo alcuni interpreti sono gli angeli che avrebbero assunto la forma umana. Avremmo qui una variante del racconto della caduta dal cielo degli angeli ribelli, dall'unione dei quali con donne della terra nacquero i giganti.»cite-ref-41[41]
Arthur Marmorstein ritiene che l'interpretazione sulla caduta degli "angeli ribelli" sia i realtà un'acquisizione successiva, influenzata dalle credenze dualistiche sugli spiriti del male non proprie della religione biblica, strettamente monoteisticacite-ref-42[42].
Sempre Arthur Marmorstein ricorda anche che già i primi circoli mwag8talmudici avevano criticato questa lettura, proveniente, a loro detta, dai testi apocrifi, intendendo quindi "figli di Dio" solo in un significato profano, ovvero, ad esempio, come figli dei "mwahaGiudici"cite-ref-43[43].

La Cabala

In questo testo, di carattere esoterico, i dieci arcangeli maggiori sono quelli preposti alla creazione e alle leggi che governano l'universo. Queste le dieci figure angeliche e le loro rispettive funzioni:

• mwahkMetatron Sepharim - Svolge la funzione di vegliare sul popolo eletto ovvero Israele. Quelli che praticano l'occultismo si riferiscono spesso all'immagine di tale arcangelo con il viso di uomo e due corna in testa.
• mwahsmwahwRatziel - Dirige l'ordine angelico dei cherubini. Viene rappresentato come un uomo splendente che ha nella mano destra sette stelle e dalla sua bocca esce una spada a due tagli.
• mwah4Tzaphkiele - Dirige l'ordine angelico dei troni. Viene rappresentato come un uomo simile a bronzo che ha in mano degli strumenti per la scrittura.
• mwaiaTzadkiel - Si tratta del rettore angelico delle denominazioni. Viene raffigurato con quattro ali ed è vestito di porpora.
• mwaiimwaimSamael - Rettore dell'ordine angelico delle potenze. L'immagine magica a cui si rivolgono gli occultisti è quella dell'angelo con quattro ali, con una veste arancione mentre impugna una spada davanti alla fiamma ardente.
• mwaiuMikhàil - Viene raffigurato con quattro ali, una veste dorata e nell'azione di calpestare la testa del drago.
• mwaicmwaigHaniel - Regge l'ordine angelico dei principati. Viene rappresentato sugli amuleti con due ali e una veste rossa.
• mwaioRaphael - Si tratta del rettore dell'ordine angelico degli arcangeli ed è rappresentato con due ali bianche e una veste grigia.
• mwaiwGabriel - Rettore dell'ordine angelico degli angeli. Viene rappresentato con due ali bianche, una veste bianca e azzurra mentre ha in mano una lampada accesa di color rubino.
• mwai4Metatron Messiah - Regge l'ordine degli Ishim ovvero delle anime beate. Secondo i cabalisti questo nome è il livello di evoluzione massima a cui l'essere umano possa ispirarecite-ref-44[44].

Ordini angelici

Innumerevoli gli angeli con i loro rispettivi nomi, tra i quali i più conosciuti Michele, Gabriele, mwajuRaffaele (רְפָאֵל mwajyRephael: da רָפָא mwajcrapha inteso come "curare, purificare" e אֵל mwajgEl, "Dio")cite-ref-45[45] ed mwaj0Uriel (אוּרִיאֵל, da אוּרִי mwaj4uri inteso come "luce", e אֵל mwaj8El, "Dio": "Luce di Dio" o "Dio è la mia luce")cite-ref-46[46].

(ebraico)

«va'ere vehinneh ruach se'arah ba'ah min-hatzafovn anan gadovl ve'esh mitlakkachat venogah lov saviv umittovchah ke'ein hachashmal mittovch ha'esh. umittovchah demut arba chaiyovt vezeh mar'eihen demut adam lahennah. ve'arba'ah fanim le'echat ve'arba kenafayim le'achat lahem. veragleihem regel yesharah vechaf ragleihem kechaf regel egel venotzetzim ke'ein nechoshet kalal. ch veyadov k videi adam mittachat kanfeihem al arba'at riv'eihem ufeneihem vechanfeihem le'arba'tam choverot ishah el-achovtah kanfeihem lo-yissabbu velechtan ish el-ever panav yelechu. udemut peneihem penei adam ufenei aryeh el-haiyamin le'arba'tam ufenei-shovr mehassemovl le'arba'tan ufenei-nesher le'arba'tan. ufeneihem vechanfeihem perudovt milma'elah le'ish shetayim choverovt ish ushetayim mechassovt et geviyoteihenah ve'ish el-ever panav yelechu el asher yihyeh-shammah haruach lalechet yelechu lo yissabbu belechtan. udemut hachaiyovt mar'eihem kegachalei-esh bo'arovt kemar'eh hallappidim hi mithallechet bein hachaiyovt venogah la'esh umin-ha'esh yovtze varak. vehachaiyovt ratzov vashovv kemar'eh habbazak. va'ere hachaiyovt vehinneh ovfan echad ba'aretz etzel hachaiyovt le'arba'at panav. mar'eh ha'ovfannim uma'aseihem ke'ein tarshish udemut echad le'arba'tan umar'eihem uma'aseihem ka'asher yihyeh ha'ovfan betovch ha'ovfan. al-arba'at riv'eihen belechtam yelechu lo yissabbu belechtan. vegabbeihen vegovah lahem veyir'ah lahem vegabbotam mele'ot einayim saviv le'arba'tan uvelechet hachaiyovt yelechu ha'ovfannim etzlam uvehinnase hachaiyovt me'al ha'aretz yinnase'u ha'ovfannim. al asher yihyeh-sham haruach lalechet yelechu shammah haruach lalechet veha'ovfannim yinnase'u le'ummatam ki ruach hachaiyah ba'ovfannim. belechtam yelechu uve'amedam ya'amodu uvehinnase'am me'al ha'aretz yinnase'u ha'ovfannim le'ummatam ki ruach hachaiyah ba'ovfannim udemut al-rashei hachaiyah rakia' ke'ein hakkerach hannovra nat? al-rasheihem milma'elah. vetachat harakia' kanfeihem yesharovt ishah el-achovtah le'ish shetayim mechassovt lahennah ule'ish shetayim mechassovt lahennah et geviyoteihem va'eshma et-kovl kanfeihem kekovl mayim rabbim kekovl-shaddai belechtam kovl hamullah kekovl machaneh be'amedam terappeinah chanfeihen. vayhi-kovl me'al larakia' asher al-rosham be'amedam terappeinah chanfeihen. umimma'al larakia' asher al-rosham kemar'eh even-sappir demut kisse ve'al demut hakkisse demut kemar'eh adam alav milma'elah. va'ere ke'ein chashmal kemar'eh-esh beit-lah saviv mimmar'eh matenav ulema'elah umimmar'eh matenav ulemattah ra'iti kemar'eh-esh venogah lov saviv. kemar'eh hakkeshet asher yihyeh ve'anan beyovm haggeshem ken mar'eh hannogah saviv hu mar'eh demut kevovd-hashem va'er'eh va'eppol al-panai va'eshma kovl medabber»

(italiano)

«Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l'aspetto: avevano sembianza umana e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d'un vitello, splendenti come lucido bronzo. Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d'uomo; tutti e quattro avevano le medesime sembianze e le proprie ali, e queste ali erano unite l'una all'altra. Mentre avanzavano, non si volgevano indietro, ma ciascuno andava diritto avanti a sé. Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d'uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d'aquila. Le loro ali erano spiegate verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro. Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e venivano come un baleno. Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro. Le ruote avevano l'aspetto e la struttura come di topazio e tutt'e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un'altra ruota. Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi. La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt'e quattro erano pieni di occhi tutt'intorno. Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell'essere vivente era nelle ruote. Quando essi si muovevano, esse si muovevano; quando essi si fermavano, esse si fermavano e, quando essi si alzavano da terra, anche le ruote ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell'essere vivente era nelle ruote. Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste, e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l'una di contro all'altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell'Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d'un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembrava essere dai fianchi in su, mi apparve splendido come l'elettro e da ciò che sembrava dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore il cui aspetto era simile a quello dell'arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l'aspetto della gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra (

va'eppol al-panai

; lett. "caddi sulla/con la mia faccia") e udii la voce di uno che parlava.»


Le missioni degli angeli

Si crede che gli Angeli siano stati creati da Dio nel secondo giorno.

L'Universo, secondo gli mwakkEbrei, è abitato da due categorie di esseri: gli angeli e gli esseri umani. Esistono ordini, classi e schiere a capo delle quali viene distinto un angelo principale. Molte notizie sugli angeli si trovano nell'insegnamento dei mwakorabbini, l'mwaksangelologia non è creazione di esso. Una corte celeste, con Dio Re e un esercito di ministri attorno a Lui, si trova descritta nella mwakwBibbia e gli angeli vengono citati quali servi dell'Altissimo. Il motivo fondamentale dell'angelologia rabbinica non è quello di trovare intermediari tra Dio e il mondo, poiché non vi è bisogno di tali intermediari. Il vero scopo di essa era la glorificazione di Dio. Quindi il compito primario degli angeli, per gli Ebrei, è quello di onorare Dio, ma anche di portare messaggi agli uomini. Non svolgono, quindi, una funzione di intercessione per gli uomini, ma di presentazione agli uomini della volontà di Dio.

Nel Cristianesimo

Il Cristianesimo ha ereditato la nozione degli angeli dalla cultura religiosa biblico-ebraica, soprattutto di lingua greca, ridisegnandone le figure nei nuovi testi, alcuni dei quali diventano il mwanaNuovo Testamento. Così, ad esempio l'angelo ebraico nominato nel mwanemwaniLibro di Daniele, mwanmGaḇrîʼēl, reso nei mwanqVangeli in mwanugreco antico come Γαβριήλ (Gabriēl), in mwanylatino, nella mwancmwangVulgata, come Gabrihel (Gabriele in mwankitaliano) è l'angelo dell'mwanoAnnunciazione.

(greco)

«Ἐν δὲ τῷ μηνὶ τῷ ἕκτῳ ἀπεστάλη ὀ ἄγγελος Γαβριήλ ἀπὸ τοῦ θεοῦ εἰς πόλιν τῆς Γαλιλαίας ᾗ ὄνομα Ναζαρὲθ πρὸς παρθένον ἐμνηστευμένην ἀνδρὶ ᾧ ὄνομα Ἰωσὴφ ἐξ οἴκου Δαυὶδ καὶ τὸ ὄνομα τῆς παρθένου Μαριάμ καὶ εἰσελθὼν πρὸς αὐτὴν εἶπεν· χαῖρε, κεχαριτωμένη, ὁ κύριος μετὰ σοῦ»

(italiano)

«Nel sesto mese, l'angelo (ἄγγελος) Gabriele (Γαβριήλ) fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te".»

(Vangelo di Luca, I, 26-8)

mwan4Paolo di Tarso, figura fondamentale nel Cristianesimo, ne elenca, nella mwan8mwaoaLettera ai Colossesi la gerarchia:

(greco)

«ὅτι ἐν αὐτῷ ἐκτίσθη τὰ πάντα ἐν τοῖς οὐρανοῖς καὶ ἐπὶ τῆς γῆς τὰ ὁρατὰ καὶ τὰ ἀόρατα, εἴτε θρόνοι εἴτε κυριότητες εἴτε ἄρχαι εἴτε ἐξουσίαι· τὰ πάντα δι' αὐτοῦ καὶ εἰς αὐτὸν ἔκτισται·»

(italiano)

«perché mediante lui tutto fu creato, la realtà nei cieli e quelle sulla terra, le visibili e le invisibili, sia troni (θρόνοι,

thronoi

) sia le signorie (κυριότητες,

kuriotētes

), sia i principati (ἄρχαι,

archai

), sia le potestà (ἐξουσίαι,

exousiai

): tutto è stato creato mediante lui e per lui.»

(San Paolo. Lettere ai Colossesi I,16. Milano, Rizzoli, 2009, p. 493)

Sempre mwaomPaolo di Tarso successivamente stabilirà un principio che resterà centrale nella mwaoqStoria del Cristianesimo:

(greco)

«μηδεὶς ὑμᾶς καταβραβευέτω θέλων ἐν ταπεινοφροσύνῃ καὶ θρησκείᾳ τῶν ἀγγέλων, ἃ ἑόρακεν ἐμβατεύων, εἰκῇ φυσιούμενος ὑπὸ τοῦ νοὸς τῆς σαρκὸς αὐτοῦ,»

(italiano)

«Nessuno vi squalifichi compiacendosi in pratiche di umiltà e nel culto (θρησκείᾳ,

thrēskeia

) degli angeli (ἀγγέλων), prendendo in considerazione le sue visioni, lasciandosi vanamente gonfiare dalla sua mente carnale»

(San Paolo. Lettere ai Colossesi II,18. Milano, Rizzoli, 2009, p. 497)

Analogamente, nel 336, il mwaocConcilio di Laodicea nel Canone 35 proibirà le pratiche di invocazione e di adorazione degli angeli.
Dal punto di vista mwaokiconografico gli angeli cristiani verranno raffigurati con le ali solo a partire dal IV secolo, questo per evitare la loro confusione con divinità pagane come mwaooNike.

Angelologia patristica

Partendo dall'analisi della Bibbia Septuaginta, redatta in mwao0lingua greca, i Padri della chiesa cristiana avviarono la loro ricerca mwao4teologica sugli angeli, ma per stabilire quale fosse il loro numero, quando essi furono creati e dove vivessero.
mwapaOrigenecite-ref-47[47] sostenne che gli angeli fossero precedenti agli uomini nella creazione, considerando le anime degli uomini come angeli decaduti.
mwapyGiustino, mwapcIreneo, mwapgLattanzio e mwapkAmbrogio, seguendo il mwapomwapsLibro di Enoch considerato canonico dalle chiese cristiane dei primi secoli, considerarono "angeli" i figli di Dio (mwapwbeně Ělōhīm) che peccarono con le figlie degli uomini. Per le medesime ragioni mwap0Tertulliano ritenne che gli angeli disponessero di un corpo, visibile solo al loro creatore, capace di prendere la forma umanacite-ref-48[48].
A partire dal IV secolo la Chiesa cristiana rigettò la canonicità del mwaqmmwaqqLibro di Enoch e quindi negò la corporeità degli angeli, in questo modo si espressero, tra gli altri, Tito di Bostra, mwaqyEusebio di Cesarea, mwaqcGregorio di Nissa e mwaqgGiovanni Crisostomo. Tuttavia la corporeità fisica degli esseri spirituali, rigettata a partire dal IV secolo sul piano teologico, sopravvisse per tutto il Medioevo sul piano giuridico quando fu ammesso il commercio sessuale col demonio (δαιμόνιον- διάβολος della Septuaginta) commesso dalle streghe.
mwaqoPseudo-Dionigi l'Areopagita nel suo mwaqsDe caelesti hierarchia riprende parte della classificazione elaborata dal pagano mwaqwProclocite-ref-49[49] stabilendo la gerarchia angelica in base alla prossimità a Dio seguendo tale ordine: i serafini (più vicini a Dio) seguiti dai cherubini, dai principati, dalle dominazioni, dalle virtù, dalle potestà, dagli arcangeli e dagli angeli (questi ultimi i più lontani).

Angelologia scolastica

Con la mwarwscolastica il tema "angelico" si focalizza sulla natura di questi esseri spirituali, trovando nel mwar0Concilio Lateranense IV (1215) uno dei momenti più significativi.

Il primo autore a offrire largo spazio a questa meditazione fu mwar8Onorio Augustodunense, il quale dedicò al tema ben quattro capitoli del suo mwasaElucidarium (composto tra il 1108 e il 1110).

Secondo la mwasimwasmSumma Theologiae di san mwasqTommaso d'Aquino, gli angeli furono creati da Dio nel Cielo Empireo (LXI. 4) nell'arco di un solo istante, lo stesso nel quale Dio iniziò a creare tutte le cose visibili dell'universo (LXI. 3). Il Cielo Empireo è lo stesso dei beati. La vita Angelica è pura conoscenza e amore. Essendo incorporei, la loro conoscenza è più perfetta di quella umana perché non può procedere dai cinque sensi del corpo (LIV. 5), bensì intravede la verità delle cose istantaneamente e senza la necessità di ragionare (LV. a; LVIII. 3,4). Ciò non significa affatto che gli angeli siano onniscienti come Dio. Essi conoscono tutte le creature e tutto ciò che accade nel mondo esterno (LV. 2). Tuttavia, non possono conoscere i pensieri segreti degli esseri umani a meno che questi ultimi non intendano rivelarli loro (LVII. 4); inoltre, non possono conoscere il futuro se Dio non lo rivela loro (LVII. 3).cite-ref-50[50] Sant'Agostino aggiunge che gli angeli santi conoscono l'intero creato, scorgendo in tutte le creature le ragioni eterne per cui sono state create dal mwaskVerbo.cite-ref-51[51]cite-ref-52[52]

Essendo più simili dell'uomo a Dio nella gerarchia delle creature, ed essendo Dio mwatmAtto puro di sola mwatqforma e privo di mwatumateria, anche gli angeli sono enti di sola forma e immaterialicite-ref-53[53], invisibili e incorporei. Ogni angelo è una specie a sé stante in senso mwatoaristotelico, il cui mwatsprincipio di individuazione è la sola e pura forma di cui l'angelo stesso è composto: gli angeli si distinguono non per la materia di cui sono privi, ma per la forma che è il loro unico costituente.

Gli angeli dunque non sono oggetto della composizione fisica di materia e forma, ma, come tutte le creature, subiscono la seconda composizione mwat0metafisica di mwat4essenza ed mwat8esistenza (mwauamwaueActus essendi). Queste due sono identiche soltanto in Dio; la separazione fra essenza ed esistenza nelle creature fa sì che esse siano finite e che ricevano la vita per dono gratuito di Dio.cite-ref-54[54]

Cattolicesimo

Anche nel mwaugCattolicesimo gli angeli sono creature di mwaukDio spirituali, incorporee ma personali (dotate di intelligenza e volontà propria)cite-ref-55[55] e immortali. La loro perfezione supera quella di tutti gli esseri visibilicite-ref-referencea-56-0[56]. Simile affermazione sull'ordine del creato si ritrova nel Vangelo:

«Io vi dico, tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni, eppure il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.»

(Lc 7, 28)

Nel mwavqLibro di Tobia, l'arcangelo Raffaele dichiara di non avere un corpo umano né di nessun tipo, e come lui tutti gli altri angeli:

«A voi sembrava di vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo apparenza»

(Tobia 12, 18-19)

Pur tuttavia, mostrano sentimenti comuni agli esseri umani, come gradire o non sopportare certi odori, nello stesso unico passo in cui si mostra la loro capacità di mwavcbilocazione istantanea:

«L'odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell'alto Egitto. Raffaele vi si recò all'istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi.»

(Libro di Tobia, VIII, 3)

Degno di nota è che l'unico esorcismo operato in tutta la mwavoBibbia direttamente da un (arc) angelo è quello che precede l'unione carnale di Tobia con la moglie, che gli trovò Raffaele e gli era promessa in sposa. Infine, dai fatti narrati dell'mwavsAnnunciazione e mwavwVisitazione, dal profeta Daniele e dall'introduzione allmwav0'mwav4Apocalisse sappiamo del potere degli angeli fedeli a Dio di vedere passato e futuro.

L'esistenza degli angeli è una verità di fede confermata dalla mwawaSacra scrittura e dalla tradizione cattolicacite-ref-57[57]. Secondo una definizione di mwawusant'Agostino, il termine mwawyangelo non definisce l'mwawcessere della creatura bensì l'ufficio o il compito assegnato da mwawgDiocite-ref-58[58]. Sono realtà spirituali alle dirette dipendenze di Dio.

Nella Chiesa cattolica gli angeli assumono una dimensione fortemente mwaw4cristologicacite-ref-referencea-56-1[56]. Essi annunciano mwaxmCristo, lo servono, ne sono messaggeri, sono creati fin dalla loro origine in funzione del suo regno e del suo disegno di salvezza e di vita.

Gli angeli hanno anche la funzione di assistere e proteggere la Chiesacite-ref-59[59] e la vita umanacite-ref-60[60], per questo vengono invocati nelle celebrazioni e nelle preghiere dei mwax0credenti. Sono segno della provvidenza di Dio e circondano con la loro protezione e intercessione tutta la vita umana del fedele. Secondo le parole di Gesù, ognuno ha un proprio angelo custode e quelli dei bambini e dei semplici contemplano continuamente il volto di Dio.

Secondo la Chiesa cattolica, nella mwax8Bibbia, mwayaLibro di Tobia, si legge che gli arcangeli sono coloro che siedono alla presenza di Dio, ne contemplano la gloria e lo lodano incessantemente. La Chiesa cattolica celebra la memoria di tre angeli in particolarecite-ref-61[61]:

• mwaycMichele è a capo delle schiere celesti. È lui che scaraventò mwaygLucifero lontano dal Paradiso. Nel mwaykmwayoLibro di Daniele (XII, 1) viene indicato come particolare protettore del popolo di Israele.
• mwaywGabriele si suppone lottò con mway0Giacobbe (mway4mway8Genesi XXXII), rompendogli il mwazafemore, e gli diede il nome di Israele. Apparve alla Vergine mwazeMaria, annunciandole la mwazinascita di Gesù (mwazmAnnunciazione).
• mwazuRaffaele è citato nel mwazymwazcLibro di Tobia, e accompagnò Tobia nel viaggio in mwazgMesopotamia per recuperare il denaro del padre, liberò Sara da un mwazkdiavolo e favorì il matrimonio di questa con Tobia. È spesso identificato come l'mwazoangelo custode per eccellenza.

Secondo la tradizione medievale, le mwazwgerarchie angeliche possono essere concepite in base alla sistematizzazione proposta dallo mwaz0pseudo-Dionigi Areopagita nella sua opera mwaz4mwaz8De coelesti hierarchia, suddividendo gli angeli in nove "mwa0acori angelici": Angeli; mwa0eArcangeli; mwa0iArchai o Principati; mwa0mPotestà; mwa0qVirtù; mwa0uDominazioni; mwa0yTroni; mwa0cCherubini; mwa0gSerafini. Sono tre serie di schiere angeliche composte ciascuna da tre tipologie di angeli, i quali avrebbero funzioni, regole e compiti precisi.

Secondo Agostino di Ippona, agli angeli fu concessa da Dio la libertà di scegliere fra il bene e il male, una scelta, data la loro natura puramente spirituale, definitiva e irreversibile. Così essi si divisero fra quanti servono Dio e la gerarchia di angeli che ha come guida il demonio. Per gli angeli, esseri spirituali nel pieno auto-possesso di sé, non è possibile il pentimento, caratteristico invece della natura imperfetta e limitata degli esseri umani. Dio, quale garante del libero arbitrio umano, non consente ad angeli o demoni di interferire con la vita e le scelte dell'uomo. Ciò non toglie che l'uomo possa invocare il loro aiuto attraverso la preghiera, non invece attraverso le pratiche occulte, essendo queste gravemente immorali e risolutamente condannate dalla Sacra Scrittura.

Dal mwa001670 mwa04papa Clemente X stabilì definitivamente nel rituale cattolico la festa dell'mwa08angelo custode il 2 ottobre.

Nello Gnosticismo

Il tema degli "angeli" acquisisce un ruolo piuttosto centrale nelle dottrine religiose mwa1ignostiche. Con il termine "mwa1mgnosticismo", coniato in Europa nel XVIII secolo, gli studiosi classificano un fenomeno religioso diffusosi nel mwa1qVicino Oriente e nel mondo classico intorno al I-II secolo d.C.cite-ref-62[62]cite-ref-63[63]

Le radici di tale fenomeno religioso le si possono riscontrare in una comunità battista samaritana che, unitamente a quelle giudaiche non rabbiniche, ebbe origine dal mistico e asceta mwa14Giovanni Battistacite-ref-64[64].

Dopo la morte di mwa2qGiovanni Battista il movimento "battista" si suddivise in vari tronconi. In uno di questi, quello "samaritano" che ebbe in mwa2uDositeo, mwa2ySimone e mwa2cMenandro alcuni dei suoi più significativi leader, si svilupparono per la prima volta alcune originali dottrine religiosecite-ref-65[65]. La principale tra queste voleva il mondo non creato da un dio creatore, quanto piuttosto da angeli degenerati che non conoscevano la natura del loro stesso creatore; il battesimo, in questo quadro apocalittico, aveva lo scopo di far riacquistare l'immortalità agli uomini negata da questi angelicite-ref-ugo-magri-op-cit-66-0[66]. Contemporanei ai seguaci di Gesù di Nazareth, anche i seguaci di mwa3aSimone Mago attribuivano al loro "maestro" delle qualità divine, incarnando egli stesso la potenza di Dio discesa sulla terra per ristabilire l'ordinecite-ref-ugo-magri-op-cit-66-1[66].

Così l'apologeta cristiano mwa3yGiustino riporta, nella mwa3cPrima apologia dei cristiani (23, 3), queste credenze:

«Gli angeli governavano male il mondo perché ognuno voleva la supremazia; perciò egli venne per stabilire le cose in ordine. Discese trasfigurato, fattosi simile alle virtù, alle potenze e agli angeli, per poter apparire tra gli uomini come un uomo, sebbene egli non fosse un uomo; si è creduto che egli abbia patito in Giudea, mentre egli non ha patito»

Nell'Islām

Per l'Islām l'esistenza degli angeli (mwa44in arabo ملاك‎?, malāk, pl. ملا ئكة, mwa48malāʾikacite-ref-67[67]) è un atto di fede e chi nega la loro esistenza è considerato un "infedele".

Gli angeli, infiniti di numero, hanno il compito di servire mwa5uAllāh, di cui sostengono il trono e di cui cantano le lodi e le adorazionicite-ref-68[68]; creati prima dell'uomo, sono fatti di lucecite-ref-paolo-branca-op-cit-69-0[69] e hanno anche la missione di condurre gli uomini a Dio secondo la sua volontà, avendo anche il compito di registrare le azioni umane che saranno soppesate, quando, loro stessi e su comando divino, suoneranno la tromba del Giudizio finale.

Gli angeli sono dotati di due, tre o quattro paia di ali, la differenza tra questi dipende dalla velocità con cui adempiono ai comandi divinicite-ref-referenceb-70-0[70]:

(arabo)

«الْحَمْدُ لِلَّهِ فَاطِرِ السَّمَاوَاتِ وَالأَرْضِ

جَاعِلِ الْمَلاَئِكَةِ رُسُلاً أُولِي أَجْنِحَة ٍ مَثْنَى

وَثُلاَثَ وَرُبَاعَ يَزِيدُ فِي الْخَلْقِ مَا يَشَاءُ

إِنَّ اللَّهَ عَلَى كُلِّ شَيْء ٍ قَدِير ٌ

»

(italiano)

«Lode al Signore, Separatore (

al-Fāţiru

) dei cieli e della Terra, Che si avvale di angeli quali inviati, forniti di ali a due, a tre e a quattro paia e aggiunge alla creazione ciò Egli che vuole. Certo, Dio su tutto è Potente»

(Corano, XXXV:1. Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag. 218 (434))

Tra gli angeli vengono nominati Michele, il quale compare una sola volta nel mwa6kmwa6oCorano II,98, indicato come ميخائيل mwa6sMikal e Gabriele, indicato come جبرئیل mwa6wGibraʾīl, il quale è invece menzionato esplicitamente anche nella mwa60sura LXVI:4:

(arabo)

«مَنْ كَانَ عَدُوّا ً لِلَّهِ وَمَلاَئِكَتِه ِِ وَرُسُلِه ِِ

وَجِبْرِيلَ وَمِيكَالَ فَإِنَّ اللَّهَ عَدُوّ ٌ

لِلْكَافِرِينَ

»

(italiano)

«chiunque è nemico di Dio, dei Suoi angeli, dei Suoi messaggeri e di Gabriele e di Michele, allora, sì, Dio è nemico dei miscredenti»

(Corano (II, 98). Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag.9 (16))

Gabriele è l'angelo gerarchicamente più importante, lui trasmette ai profeti la "rivelazione" divina, avendo annunciato anche a mwa7qMaria (مريم mwa7uMaryam) la sua maternitàcite-ref-paolo-branca-op-cit-69-1[69].

Altri angeli, alcuni citati nel mwa7sCorano altri attestati nella tradizione successiva, sono: mwa7wIsrāfīl (إسرافيل), l'angelo della fine del Mondocite-ref-73[73]; mwa8eʿIzrāʾīl (عزرائيل), l'angelo della mortecite-ref-74[74]; Riḍwān (رضوان), il guardiano (mwa8ckhāzin) del paradisocite-ref-75[75]; mwa8wMālik (مالك) il guardiano (mwa80ḵẖāzin) dell'infernocite-ref-76[76]:

(arabo)

«وَنَادَوْا يَامَالِكُ لِيَقْضِ عَلَيْنَا رَبُّكَ قَالَ إِنَّكُمْ

مَاكِثُونَ

»

(italiano)

«Grideranno: "O Mālik! Il tuo Signore ci finisca!" Dirà: "Certo siete qui per sempre!"»

(Corano (XLIII, 77). Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag. 249 (496))

Due angeli particolari, mwa9gMunkar e Nakīr (منكر و نكير), sono preposti a un "interrogatorio" dei defunti, una volta deposti nella tomba. Le domande essenziali riguardano l'appartenenza o meno all'Islam ("chi è il tuo Dio?", "chi è il tuo Profeta?"). E nel caso che le risposte condannino il defunto, Munkar e Nakīr lo percuotono violentemente cominciando a somministrargli in anticipo, già nella tomba, la condanna che verrà comminata dopo il mwa9kgiorno del Giudizio. Questa dottrina e questi due angeli non sono tuttavia mai esplicitamente menzionati nel mwa9oCorano appartenendo piuttosto alle credenze sulle dottrine trasmesse per testimonianza orale (mwa9ssamʿiyyāt) e basate sull'interpretazione implicita dei versi del mwa9wCorano [XIV, 27 (32); XL, 40 (49); LXXI, 25] e sull'esplicita tradizione esegetica (ad es. al-Taftāzānī Commentario sul al-Nasafī mwa94ʿAqāʿid, Il Cairo, 1321, CIX).

Altri due angeli, questi menzionati nella II sura del mwa-aCorano Hārūt e Mārūt (هاروت وماروت) riflettono le idee angelologiche mwa-izoroastrianecite-ref-referenceb-70-1[70] e insegnano le arti magiche agli uomini, avendo peraltro deciso di rimanere sulla Terra per amore di una donnacite-ref-78[78]:

(arabo)

«وَاتَّبَعُوا مَا تَتْلُو الشَّيَاطِينُ عَلَى مُلْكِ

سُلَيْمَانَ وَمَا كَفَرَ سُلَيْمَانُ وَلَكِنَّ الشَّيَاطِينَ

كَفَرُوا يُعَلِّمُونَ النَّاسَ السِّحْرَ وَمَا أُنزِلَ

عَلَى الْمَلَكَيْنِ بِبَابِلَ هَارُوتَ وَمَارُوتَ وَمَا

يُعَلِّمَانِ مِنْ أَحَدٍ حَتَّى يَقُولاَ إِنَّمَا نَحْنُ فِتْنَة ٌ

فَلاَ تَكْفُرْ فَيَتَعَلَّمُونَ مِنْهُمَا مَا يُفَرِّقُونَ بِه ِِ بَيْنَ

الْمَرْءِ وَزَوْجِه ِِ وَمَا هُمْ بِضَارِّينَ بِه ِِ مِنْ

أَحَد ٍ إِلاَّ بِإِذْنِ اللَّهِ وَيَتَعَلَّمُونَ مَا يَضُرُّهُمْ وَلاَ

يَنفَعُهُمْ وَلَقَدْ عَلِمُوا لَمَنِ اشْتَرَاه ُُ مَا لَه ُُ فِي

الآخِرَةِ مِنْ خَلاَق ٍ وَلَبِئْسَ مَا شَرَوْا بِهِ~ِ

أَنفُسَهُمْ لَوْ كَانُوا يَعْلَمُونَ

»

(italiano)

«Ed essi seguirono ciò che i diavoli raccontano sul regno di Salomone. Ma Salomone ha sempre creduto, e i diavoli non hanno creduto: insegnano alle genti la magia e quel che è stato rivelato agli angeli Hârût e Mârût a Bâbil. Ma questi non insegnavano qualcosa a qualcuno se prima non avevano detto: "Questo solo: noi siamo solo una tentazione. Non essere dunque miscredente." Poi le genti impararono da loro come creare la divisione fra uomo e sua moglie. Con ciò essi non sono in grado di far del male a chicchessia se non col permesso di Dio. E imparano ciò che fa loro del male senza far loro alcun bene. Ciò che sanno è sicuramente che colui che s'acquistò ciò, per lui nessuna parte nell'aldilà. In effetti hanno escogitato un cattivo affare per le loro anime. Ah, se avessero saputo!»

(Corano II,102. Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag.9 (16))

Il mwa-eCorano distingue altre due specie di esseri spirituali con funzioni e caratteristiche diverse dagli angeli: i mwa-imwa-mjinn (جني, simili ai "geni" della tradizione europea) e i mwa-qmwa-udiavoli (إبليس; anche mwa-yshayāṭīn شياطين). A differenza degli angeli che hanno natura di "luce", i mwa-cjinncite-ref-80[80] e gli mwa-wshayāṭīn hanno sostanza di fuoco. Tali esseri spirituali si differenziano inoltre per l'atteggiamento nei confronti dell'uomo: gli angeli del mwa-0Corano non differiscono da quelli menzionati nei testi dell'Ebraismo e del Cristianesimo, mentre i mwa-4jinn hanno una funzione ambigua, dividendosi in un gruppo (maggioritario) più o meno nettamente ostile all'uomo e in un gruppo (minoritario) a lui benevolo, capace di proteggere luoghi e persone.
Tra questi ultimi si ricordano i mwbaaqarīn (قرين), due esseri invisibili - uno miscredente e uno credente - che agiscono da "spiriti custodi" (Maometto si dice avesse convertito il suo che era miscredente, rendendolo anch'esso spirito positivo)cite-ref-81[81]. Caratteristica infatti dei mwbaujinn è di poter essere musulmani (e quindi benevoli) o non musulmani (e quindi ostili all'uomo).

Interpretazioni moderne dell'angelo biblico

Tanto mwbagThomas Hobbes che mwbakBaruch Spinoza si misurarono con la questione della rivelazione divina così come si presenta nel testo biblico.

Nel suo sforzo di stabilire che la conoscenza mwbasprofetica del divino si fondava esclusivamente sullmwbaw'mwba0imaginatio ("immaginazione"), Spinoza, nel suo mwba4mwba8Trattato teologico-politico, spende qualche parola sulla figura dell'angelo. Lmwbba'mwbbeimaginatio in questione, come parafrasa Antonio Droetto, "non è l'operazione eseguita dalla mente sopra le vestigia delle impressioni sensibili"cite-ref-giancotti-82-0[82]. Mentre quella di cui parla nei mwbbyCogitata metaphysica e nella seconda parte dellmwbbg'mwbbkmwbboEthica è un'immaginazione che l'attività intellettuale porta a conoscenza distinta (in coerenza rispetto ai principi del mwbbsrazionalismo mwbbwcartesiano), quella profetica non è una conoscenza, neppure di primo grado. Si tratta di un'attività chiusa in sé stessa e finisce per essere negazione della Sostanza e della sua conoscenza, negazione della scienza di Dio. Se Dio è l'oggetto dell'immaginazione profetica, ciò avveniva, secondo Spinoza, perché gli Ebrei tendevano ad attribuire a Dio tutto ciò che non capivanocite-ref-83[83]. Hobbes, per suo conto, scriveva nel mwbcemwbciLeviatano, che non esiste né può esistere alcuna immagine di forme invisibili o di sostanze infinitecite-ref-84[84]. Mentre per Spinoza, la Scrittura è "il documento dell'immaginazione, e non della scienza dei profeti"cite-ref-giancotti-82-1[82], per Hobbes le manifestazioni sovrannaturali, fuori dall'economia consueta della Natura, sono ascrivibili a Dio e intendono significare la sua presenza e la sua volontàcite-ref-85[85], spiegazione inammissibile per Spinoza, per il quale l'agire divino non ammette distinzioni speciali rispetto all'economia naturale e qualsiasi idea in contrario sostiene l'idolatriacite-ref-86[86]. Hobbes, insomma, mantiene in piedi l'idea di un ordine sovrannaturale che sarebbe stato rivelato ai profeti, mentre per Spinoza questo "mistero" consiste solo nella sua alogicità.

Quanto detto per le manifestazioni dirette di Dio che la Scrittura registra vale per Spinoza anche in riferimento agli angeli, che egli interpreta come uno tra "i mezzi adoperati da Dio per rivelare agli uomini i suoi decreti"cite-ref-87[87]. Chiarito che la rivelazione avviene ai profeti solo attraverso immagini, Spinoza menziona alcuni passi biblici in cui figurano angeli, in ordine:

• Dio manifesta la sua collera a mwbdoDavide per il tramite di un angelo che mette mano alla spada (mwbdsmwbdwPrimo libro delle Cronache, mwbd021.16cite-ref-88[88])
• Un angelo appare all'asina di mwbemBalaam (mwbeqmwbeuNumeri, mwbey22.22-23cite-ref-89[89])
• Un angelo si manifesta alla moglie di mwbewManoach (mwbe0mwbe4Libro dei Giudici, mwbe813.2-3cite-ref-90[90])
• Un angelo ferma mwbfuAbramo, in procinto di uccidere il figlio mwbfyIsacco (mwbfcmwbfgGenesi, mwbfk22.9-12cite-ref-91[91])

Mentre mwbf8Maimonide, nella sua ottica razionalista, non riusciva a dare conto della suscettibilità di "specie visibile" della natura angelica, supportata dalla mwbgaScolastica sulla scorta di mwbgeAristotele, e interpretava perciò la visione degli angeli metafisicamente, come immagine non vera, sensazione non reale, rappresentazione fantastica avvenuta in sogno, per Spinoza questo è violentare il testo biblico per cavarne significati a supporto di dottrine. Altrettanto, a giudizio di Spinoza, fanno i rabbini, nel momento in cui interpretano gli angeli allegoricamente. Per Spinoza, semplicemente, gli angeli non appartengono alla sfera della metafisica, ma a quella della teologia. Per lui non esiste, insomma, un mezzo intellettivo per cogliere la rivelazione divina. Ogni raccordo tra ragione e fede è impossibile: in ciò avversa soprattutto mwbgiTommaso, il quale sosteneva, oltre alla via immaginativa, una via intellettiva, intesa come mwbgmmunus ordinarium ("dono naturale") del profetare, che si aggiungeva al mwbgqmunus extraordinarium, quello dell'intervento soprannaturale.

Note

cite-note-britannica-11. mwbg0mwbg4mwbg8Varieties of angels and demons in the religions of the world, su mwbhabritannica.com mwbhe(mwbhiarchiviato il 1º gennaio 2024). mwbhq«Angelology and demonology in Islam are closely related to similar doctrines in Judaism and Christianity...Demons also contend for control of human lives, the most prominent being Iblīs (the Devil), who tempts humans, or Shayṭan, or Satan.»
cite-note-22. citereftreccani-angelo-enciclopedia-dantescaFernando Salsano, Attilio Mellone, Pier Vincenzo Mengaldo, mwbhgmwbhkAngelo, in mwbhomwbhsEnciclopedia dantesca, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970.
cite-note-33. Anche come identificativo familiare e come nome proprio di persona. Lo stesso in parte avvenne con la variante 'agnolo' forse ricollegabile al tardo antico 'agnellus' mwbia(resta aperta la questio della reale pronuncia antica latina del gruppo 'gn' possibilmente foriera del successivo 'angello' nel passaggio dal tardo antico all'alto Medioevo). Col tempo la versione "angelo" finì col prevalere divenendo di uso sempre più comune sino ad oggi mwbigmwbikmwbioStoria degli italiani, Salvatore Di Marzo, 1858. mwbisURL consultato il 16 maggio 2024.
cite-note-44. Sam Eitrem in mwbjaOxford Classical Dictionary, Oxford University Press, 1970. Trad. it. mwbjeDizionario di antichità classiche, Milano, San Paolo Edizioni, 1995 pag.115.
cite-note-sam-eitrem-op-cit-55. Sam Eitrem, mwbjwop. cit.
cite-note-66. mwbkaOp. cit.
cite-note-77. mwbkqCipriano Casella e mwbkyPaul Gilbert, mwbkcGli esseri "angelici" nel pensiero antico, in mwbkgEnciclopedia filosofica, vol.mwbkk 1, Milano, Bompiani, 2006, p.mwbko 443.
cite-note-88. mwbk4Aristotele. mwbk8De anima I,5 e mwblaDiels-Kranz 11 A 22: mwble mwblm«Alcuni sostengono che l'anima è diffusa proprio nell'universo, e per questo motivo, forse, che Talete considerò tutte le cose piene di dèi»
cite-note-99. mwblcPlinio, mwblgHistoria naturalis, XXX,2.
cite-note-1010. Roberto Radice in mwbl0Enciclopedia filosofica, vol.5. Milano, Bompiani, 2006, pag.4121
cite-note-1111. mwbmePiero Treves in mwbmiOxford Classical Dictionary, Oxford University Press, 1970. Trad. it. mwbmmDizionario di antichità classiche, Milano, San Paolo Edizioni, 1995 pag.953.
cite-note-1212. mwbmcGiovanni Reale. mwbmgStoria della filosofia greca e romana, vol.9. Milano, Bompiani, 2004, pag.98
cite-note-1313. Andrea Piras in mwbm0Encyclopedia of Religion, vol.1. NY, Macmillan 2005, pag.344
cite-note-1414. In mwbneEncyclopedia of Religion, vol.1. NY, Macmillan 2005, pag.344
cite-note-1515. Andrea Piras mwbnyOp.cit.
cite-note-1616. mwbno mwbnw«In Mesopotamia there were a number of angelological ideas which would be transmitted to monotheistic religions, especially their role as intermediaries and personal guardians of human beings.» mwbn0(Andrea Piras. mwbn4Op.cit.)
cite-note-1717. Il termine italiano "cherubino" deriva dal latino tardo mwboicherub (pl. mwbomcherubim) a sua volta ripreso dal greco mwboqcheroub (mwboucheroubim, Χερουβ, pl. Χερουβίν) che ha origine dall'ebraico mwboykerub (mwbockerubim; כְּרוּב, pl. כרובים) a sua volta dal babilonese e dall'assiro mwbogkarabu (accadico mwbokkuribu).
cite-note-1818. mwbo0 mwbo8«Angels are a fundamental part of Iranian thinking and its perception of the divine in terms of ideas and concepts—morality, thought and life—as personified not in mythological stories but in intermediate figures assisting the supreme god Ahura Mazda with the order and maintenance of the cosmos. The religious history of Zoroastrian Iran has shown interesting ideas concerning angels since the earliest part of the Avesta, containing songs (Gatha) attributed to Zoroaster himself, in which Ahura Mazda is accompanied by an entourage of spiritual beings called the Amesha Spentas (the Beneficent Immortals) who are similar to angels.» mwbpa(Andrea Piras mwbpiAngel in mwbpmEncyclopedia of Religion, vol.1. NY, Macmillan 2005, pag.344)
cite-note-1919. La fondazione di questa religione è basata sull'esperienza estatica del profeta (mwbpcmanthran) Zarathustra il quale, accompagnato dall'mwbpgAmeša Spenta Vohū Manah, viene portato al cospetto di Ahura Mazdā. Così la parte più antica dellmwbpo'mwbpsmwbpwAvestā:mwbp0 mwbp8 mwbqa(avestico) mwbqi«tat môi vîcidyâi vaocâ hyat môi ashâ dâtâ vahyô vîduyê vohû mananghâ mêñcâ daidyâi ýehyâ-mâ ereshish [mwbqmərəšiš] tâcît mazdâ ahurâ ýâ nôit vâ anghat anghaitî vâ.» mwbqq(italiano) «Dimmi quindi che cosa tu Aša e cosa voi mi avete assegnato da meglio conoscere e successivamente da tenere bene a mente, grazie a te, Buon pensiero (Vohū Manah) quello che io ho contemplato ('mwbqcərəšiš ) e per la quale provocherò invidia. Dimmi di tutto questo, o Ahura Mazdā, ciò che accadrà e ciò che non accadrà» mwbqg(mwbqkmwbqoAvestā, mwbqsGāthā Ahunavaitī, mwbqwYasna, XXXI,5)
cite-note-2020. Al riguardo cfr., tra gli altri, Paul Du Breuil mwbreZarathustra (Zoroastre) et la transiguration du monde, XI-XII e XIII capitolo, Parigi, Payot, 1978; trad.it. mwbriZarathustra (Zoroastro) e la Trasfigurazione del Mondo (a cura di Gian Luigi Blegnino e Laura Giusti), Genova, ECIG, 1998,
cite-note-2121. Occorre qui ricordare che la ricostruzione del pensiero religioso di mwbryZarathuštra è assai controversa, risultando le fonti di difficile interpretazione. Se i seguaci di questa religione in India, i mwbrcParsi, espongono questa dottrina, vi è chi ha fatto notare che tale lettura del messaggio zoroastriano risente dell'influenza dei missionari cristiani attivi in quel paese nel XIX secolo, in particolare del reverendo della mwbrgChiesa di Scozia John Wilson attivo a Mumbai a partire dal 1829. Oggi gli studiosi sono divisi nell'intendere il messaggio originale di mwbroZarathuštra come mwbrsmonoteista o mwbrwdualista (con le varianti di "monoteismo con dualismo etico"). Ovvero se la personificazione del male, mwbr0Angra Mainyu, sia da intendersi, nel pensiero originario del profeta iranico, come entita originaria del male o invece creata e successivamente ribellatasi all'unico dio mwbr4Ahura Mazdā. Per una presentazione delle differenti teorie in merito si rimanda alla voce mwbr8sul pensiero religioso di Zarathuštra.
cite-note-221. L'"Anima della Vacca" rappresenta la Madre Terra, simbolo del Creato e della buona dottrina che lo governa.
cite-note-2323. mwbsy mwbsg«A further kind of angel may be traced in the Fravashi,guardian spirits of society and the individual, from particularly mythological treatises which depict them as angels of the heavenly host and dressed in helmets with armor and iron weapons. They group in battalions, advancing with standards unfurled, coming to the aid of those who call upon them against demons, and descend from heaven like bird swith fine wings» mwbsk(Andrea Piras. mwbssOp.cit.) Cfr. anche Arnaldo Alberti. mwbswOp.cit. pag.631
cite-note-2424. In mwbtalingua pahlavi: mwbteYazad.
cite-note-2525. Reso nella nostra lingua come mwbtuCherubino.
cite-note-2626. mwbtk mwbts«In Judaism, the similarity between the Mesopotamian mwbtwkaribu and the Hebrew mwbt0kerub is for the most part only linguistic, since( the biblical mwbt4kerub is not a deity, has no mythology of its own, and is merely a minister of the one, omnipotent God» mwbt8(mwbuaAngel in mwbueEncyclopedia of Religion vol.1, New York, Macmillan, 2005, pag.345)
cite-note-2727. Ronald S. Hendel. mwbuyop. cit.; Andrea Piras, mwbugop. cit.
cite-note-2828. Testo del II secolo a.C. riportato nella versione greca della mwbuwSeptuaginta dove Ashmedai è reso come Ἀσμοδαῖος (Asmodaios) ma rinvenuto in frammenti anche in mwbu0aramaico ed mwbu4ebraico nella Grotta nº4 a mwbu8Qumran.
cite-note-2929. "Similarly there arose a demonology which seems to have been influenced by Iranian and Semitic currents of thought, such as the name of the demon Asmodeus in The Book of Tobit, derived from the name of the Zoroastrian god of anger, Aeshmadaeva." (Andrea Piras, mwbvmop. cit., p. 345).
cite-note-3030. Ashmedai lo si riscontra come "Re dei demòni" anche nel tardo testo, mwbvctalmudico, mwbvgHaggadah, cfr. mwbvkPesaḥim 110a.
cite-note-3131. Rispetto alla datazione dei libri che compongono la Bibbia, così mwbv0Cristiano Grottanelli riassume le posizioni degli studiosi: mwbv4 mwbwa«Oggi un certo consenso è raggiunto, ma chiaramente in via provvisoria, su alcuni punti. Mentre la scomposizione della mwbweGenesi e anche di altri libri o di parti di essi, in fonti di diverse età è sempre più problematica, sembrano resistere alcuni elementi acquisiti a partire dalle ricerche di biblisti tedeschi del secolo scorso, ma non senza modifiche e ripensamenti. Fra questi spiccano: la datazione in età monarchica di alcuni mwbwiSalmi e di certi libri o parti di libri profetici; l'attribuzione a età relativamente tardiva (secondo molti nettamente post-esilica) di una redazione finale del Pentateuco; la visione unitaria dei libri narrativi detti "Profeti anteriori" come opera di una personalità o scuola detta "deutoronimistica" per i suoi rapporti di impostazione ideologica con il mwbwmDeuteronomio, ultimo libro del Pentateuco; la datazione post-esilica, e certo successiva a quella Deutoronimista, dei due libri delle mwbwqCronache. Tuttavia, anche questi punti fermi secondo la maggioranza degli studiosi sono posti oggi in discussione da alcuni studiosi che propongono date più basse, per esempio, per il Pentateuco, e collocano il mwbwuDeuteronomio in età post-esilica con (ma in altri casi senza) un relativo abbassamento della fonte detta "deutoronimistica"» mwbwy(mwbwcCristiano Grottanelli. mwbwgLa religione d'Israele prima dell'Esilio in mwbwkEbraismo (a cura di mwbwoGiovanni Filoramo). Bari, Laterza, 2007, pp. 6-7)
cite-note-3232. Cfr. nota n.11 della Introduzione generale di mwbw4Paolo Sacchi a mwbw8Apocrifi dell'Antico testamento vol.1. Torino, UTET, 2006, pag.25
cite-note-3333. Il mwbxmLibro di Enoch ebbe da una parte una considerevole attenzione da parte di alcuni circoli del Giudaismo del mwbxqSecondo Tempio e dall'altra una netta opposizione da parte di coloro che avevano un approccio più razionale alle dottrine religiose: mwbxu mwbxc«Enoch became a hero in Jewish apocalyptic literature and two Jewish apocalyptic books are ascribed to him: the so-called Ethiopic and Slavonic Books of Enoch. The figure of Enoch was especially significant in the spiritual movement from which the *Dead Sea Sect originated. Thus his story and his writings are treated in the Book of *Jubilees, his prophecies are hinted at in the Testament of the Twelve Patriarchs, and he plays an active role in the Genesis Apocryphon, one of the *Dead Sea Scrolls. Cave 4 at Qumran yielded Aramaic fragments many of which correspond to the apocalyptic I Enoch. The importance attached to Enoch in some Jewish circles in the Second Temple period aroused the opposition of the more rationalistic Jewish sages.» mwbxg(mwbxkEnoch in mwbxoEncyclopedia Judaica vol.6. NY, Gale, 2007, pag.441)
cite-note-3434. e successivamente non accolto nei canoni ebraici e cristiani. Sul tema della non-canonicità dei cosiddetti "mwbx8apocrifi" in questo modo si è espresso mwbyaPaolo Sacchi:mwbye mwbym«In effetti fin qui si è detto che gli apocrifi non sono altro che testi appartenenti alla letteratura giudaica dei secoli precristiani fino a circa il 100 d.C. Sono testi giudaici esattamente come lo sono i manoscritti scoperti a mwbyqQumran, come lo è la Mišnah; sul piano ideologico si può dare per certo che la maggior parte di essi non riflette posizioni farisaiche ma sembra piuttosto vicina alle posizioni esseniche; ciò non toglie che alcuni di questi testi sono riconosciuti dalla critica come farisaici (vedi il "Quarto Libro di Ezra") e che non bisogna assolutamente considerare la storia del pensiero giudaico precristiano come spaccata esattamente in due: da una parte il pensiero farisaico, dall'altra quello essenico. In realtà anche se tutto sembra potersi ricondurre a un paio di matrici fondamentali, le divisioni interne furono numerosissime e l'evoluzione fu notevole, cosicché bisogna rinunciare alle nostre tentazioni di etichettare tutto.» mwbyy(mwbycPaolo Sacchi mwbygPrefazione in mwbyk Apocrifi dell'Antico testamento. Torino, UTET, 2006, pag.9)
cite-note-3535. mwby0 mwby8«In apocalyptic writing (The Book of Enoch), an elaborate belief system is set out regarding fallen angels who have become inferior to humans as a punishment for relations with women and for having revealed to humankind the secrets of the world.» mwbza(mwbzeAngel in mwbziJudaism. mwbzmEncyclopedia of Religion vol.1. NY, Macmillan, 2005 pag.345)
cite-note-3636. Anche II mwbzcmwbzgLibri delle Cronache XVIII, 18
cite-note-3737. mwbzwB'reshith Rabba 78, 1 e mwbz4Ḥagigah 14a.
cite-note-3838. mwbamSifra sul Leviticus 1,1.
cite-note-3939. mwbacḤagigah, 16 b.
cite-note-402. «vaiyir'u venei-ha'elohim et-benovt ha'adam ki tovot hennah vaiyikchu lahem nashim mikkol asher bacharu.»
cite-note-4141. mwba8Bibbia ebraica, vol.1. Torino, Giuntina, 2010, pag.13 nota 3.
cite-note-4242. mwbbm mwbbu«It must be pointed out, however, that the passage Genesis 6:1 ff., although usually quoted as the basis of all subsequent legends of Fallen Angels, has in fact little to do with this concept, as it later developed. Not only is the interpretation of “Nephilim” as Fallen Angels of a doubtful nature (see Num. 13:33), but the text contains no denouncement of the “Benei Elohim” who had married the daughters of men; on the contrary, it stresses that the children of these connections were “the heroes of days gone by, the famous men.” It was only at a later stage, when the dualistic belief in the existence of evil demons had become a firm component of popular religion, that attempts were made to find biblical authority for this concept, contradictory as it was to monotheism.» mwbby(Arthur Marmorstein. mwbbgEncyclopaedia Judaica vol.2. NY, Gale, pag.155)
cite-note-4343. mwbbw mwbb4«Some talmudic circles attacked the interpretation of Genesis 6:1 in the sense that it is found in the Book of Jubilees. On one occasion, R. *Simeon b. Yoḥai interpreted the term “Bene i Elohim” as “sons of the judges” and condemned those who gave it the meaning of“sons of God” (Gen. R. 26:5). Similarly, Midrash ha-Ne'lam (on this passage) interprets the term “Nephilim” as referring, not to the Fallen Angels, but to Adam and Eve who had come into being on earth without having had a father and a mother. Maimonides also states that the term “Elohim” as used in this instance should be taken in its profane sense (ḥol ), the reference being to “the sons of rulers and judges” (M. Gaster, in:Devir, no. 1 (1923), 196).» mwbb8(Arthur Marmorstein. mwbceOp. cit., pag.156)
cite-note-4444. mwbcumwbcyGaeta S., Stazione M., Inchiesta sugli angeli, Mondadori, Milano, 2014, pp. 129-130.
cite-note-4545. Il nome Raffaele compare nel mwbcomwbcsTanakh esclusivamente come nome di un uomo in I mwbcwmwbc0Libri delle Cronache XXVI, 7: mwbc4 mwbda mwbde(ebraico) mwbdm«benei shema'yah ateni urefa'el ve'ovved elzavad echav benei-chayil elihu usemachyahu» mwbdq(italiano) «Figli di Semaia: Otni, Raffaele, Obed, Elzabàd con i fratelli, uomini valorosi, Eliu e Semachia» mwbdy(I mwbdcLibri delle CronacheXXVI, 7) Diversamente negli apocrifi mwbdgmwbdkLibro di Tobia (XII,15) e mwbdomwbdsLibro di Enoch (XX,3) esso è indicato come "angelo". Il mwbdwmwbd0Talmud lo indica come uno dei tre angeli (Cfr. mwbd4Yoma 37a; mwbd8Bava Meẓia 86) che visitarono mwbeaAvraham (mwbeemwbeiLibro della Genesi, XVIII, 1-2).
cite-note-4646. Il nome di questo angelo compare per la prima volta nel I mwbeymwbecLibro di Enoch (9,1). Secondo la mwbegMidrash Rabbah (Num. 2,10) Uriel è uno dei quattro angeli che circondano il trono di Dio.
cite-note-4747. mwbewDe principis III, 53,3.
cite-note-4848. mwbfaDe carne Christi, VI
cite-note-4949. Cfr. a titolo esemplificativo le opere di mwbfqProclo mwbfuElementi di Teologia e mwbfyTeologia platonica.
cite-note-5050. mwbfoR.P. Thomas Pegues, O.P., mwbfsCathechism of the "Summa Theologica" of Saint Thomas Aquinas for the Use of the Faithful, traduzione di Aelred Whitacre, O.P., Lipsia, St Athanasius Press, 1922, pp.mwbfw 26-27, mwbf0ISBNmwbf4 9781721695478.
cite-note-5151. Sant'Agostino, mwbgmGenesis ad litteram IV, xxiv, 41; trad. da G. Catapano, Agostino, Roma 2010, 112. "Gli angeli santi […] senza dubbio conoscono l’intero creato, nel quale essi stessi sono stati fondati originariamente (mwbgqoriginaliter), prima nel Verbo stesso di Dio, nel quale esistono le ragioni eterne di tutte le cose, anche quelle che sono state fatte nel tempo (mwbgutemporaliter), come in ciò per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose; e poi nella creatura stessa, che essi conoscono come guardandola dall’alto in basso e riferendola alla lode di Colui nella cui inalterabile verità essi vedono originariamente (mwbgyprincipaliter) le ragioni secondo le quali è stata fatta."
cite-note-5252. mwbgoGiovanni Catapano, mwbgsmwbgwTemi e dottrine filosofiche nei commenti di Agostino alla «Genesi». mwbg0URL consultato il 17 marzo 2025.
cite-note-5353. mwbheSergio Simonetti, mwbhimwbhmL' anima in S. Tommaso D'Aquino, Armando, 2007, p.mwbhq 56, mwbhuISBNmwbhy 9788860811370.
cite-note-5454. mwbhsBattista Mondin, mwbhwOntologia e Metafisica , ESD, 2022, p. 47. ISBNmwbh4 9788855450539
cite-note-5555. mwbiiPio XII, mwbimLett. enc. Humani generis, Denz. -Schönm., 3891.
cite-note-referencea-5656. mwbikmwbioCatechismo della Chiesa cattolica, 330.
cite-note-5757. mwbi4mwbi8Catechismo della Chiesa cattolica, 328.
cite-note-5858. mwbjmSant'Agostino. mwbjqEnarratio in Psalmos CIII,1,15.
cite-note-5959. mwbjgmwbjkCatechismo della Chiesa cattolica, 334.
cite-note-6060. mwbj0San Basilio di Cesarea. mwbj4Adversus Eunomium, III, 1: PG 29, 656B]
cite-note-6161. mwbkimwbkmCatechismo della Chiesa cattolica, 335.
cite-note-6262. Se da una parte il Congresso di Messina del 1966 ha proposto che tale nome vada ad inquadrare un fenomeno riguardante il II secolo (Cfr. La raccolta di lavori pubblicata con il titolo mwbkgLe origini dello Gnosticismo da mwbkkUgo Bianchi nel 1967 (Leiden), ciò non toglie che per molti autori (a titolo esemplificativo cfr. mwbkoLuigi Moraldi e Ugo Magris) tale fenomeno ha delle evidenti radici nel I secolo.
cite-note-6363. mwbk8 mwble«The experience of gnosis was highly esteemed at the beginning of our era in various religious and philosophical circles of Aramaic and Greco-Roman civilization.» mwbli(Gilles Quispel. mwblqEncyclopedia of Religion vol.5. NY, Macmillan, 2005, pag. 3507)
cite-note-6464. Fra le comunità mwblggiudaiche non rabbiniche vi fu quella fondata da mwblkGesù di Nazareth. Cfr. Ugo Magri mwblsGnosticisme: The emergence stage in mwblwEncyclopedia of Religion vol.5. NY, Macmillan, 2005, pag. 3515
cite-note-6565. mwbma mwbmi«The earliest forms of Gnosticism (c. 50–120 CE) originated within different religious milieus of the late-first-century Middle East, in which a sectarian nonrabbinical Judaism and a still fluid and creative Christian mission were unfolding, sometimes reacting upon one another. Baptist Samaritan sects. The movement founded by John the Baptist split in several offshoots (Jesus' group included therein) after John's death around 27 CE. In one of these sects, headed in turn by three Samaritans (Dositheus, Simon, and Menander), there emerged for the first time the idea that the world was the creation of more or less depraved angels who “ignored” the existence of the highest God—a striking radicalization of the apocalyptic angelology that was widespread in contemporary Judaism. The baptismal ritual therefore accomplished not only the remission of sins but also a regeneration, by means of which the natural death allotted to humans by the ruling angels could be overcome.» mwbmm(Ugo Magri mwbmuGnosticisme: The emergence stage in mwbmyEncyclopedia of Religion vol.5. NY, Macmillan, 2005, pag. 3515)
cite-note-ugo-magri-op-cit-6666. Ugo Magri. mwbm0Op.cit..
cite-note-6767. Derivato dal semitico Nordoccidentale, così l'mwbneugaritico mwbnimlʾk, l'mwbnmaramaico mwbnqmalʾak e l'ebraico mwbnumalʾakh. Cfr. anche mwbnymwbncThe Encyclopaedia of Islam vol. 6. Leiden, Brill, 1991, pag. 216
cite-note-6868. Andrea Piras. mwbnsOp.cit.; anche mwbnwPaolo Branca mwbn0Angeli in mwbn4Dizionario dell'Islam (a cura di mwbn8Massimo Campanini. Milano, Rizzoli, 2005, pag. 36
cite-note-paolo-branca-op-cit-6969. Paolo Branca. mwbouOp. cit..
cite-note-referenceb-7070. Andrea Piras. mwbowOp. cit. pag. 46
cite-note-713. mwbpe mwbpi«al-Ḥamdu li-llāhi Fāţiri al-samāwāti wa l-arḍi Jāʿili al-malāʾikati rusulmwbpman Ūlī ʿajniḥatin mathnā wa thulātha wa rubāʿa Yazīdu fī al-khalqi mā Yashāʿu inna Allāha ʿalà kulli shayʾin Qadīrun»
cite-note-724. mwbpg mwbpk«Man kāna ʿAdūwmwbpoan li-llāhi wa malāʾikatihi wa rusulihi wa Jibrīla wa Mīkāla fa-inna Allāha ʿAdūwwmwbpsun li-l-kāfirīna»
cite-note-7373. Il suo nome non compare nel mwbp8Corano ma è attestato nella tradizione successiva.
cite-note-7474. Il suo nome non compare nel mwbqmCorano ma è attestato nella tradizione successiva. Nella letteratura europea è riportato anche come ʿAzriāl. È uno dei quattro arcangeli insieme a Isrāfīl, Mīkhaʾīl e
cite-note-7575. Il suo nome è assente dal Corano e dalle prime opere esegetiche; probabilmente è la personificazione del significato stesso di mwbqcriḍwān=favore di Allāh: cfr. a tal proposito e ad esempio mwbqgCorano III, 15.
cite-note-7676. mwbqwCorano XLIII, 77
cite-note-775. mwbre mwbri«Wa Nādaw Yā Māliku Liyaqđi `Alaynā Rabbuka Qāla 'Innakum Mākithūna»
cite-note-7878. mwbryPaolo Branca mwbrcAngeli in mwbrgDizionario dell'Islam (a cura di mwbrkMassimo Campanini. Milano, Rizzoli, 2005, pagg. 35-6
cite-note-796. mwbr4 mwbr8«Wa attabaʿū mā tatlū al-shayāţīnu `alà Mulki Sulaymāna wa mā kafara Sulaymānu wa lakinna al-shayāţīna kafarū yuʿallimūna al-nāsa al-siḥra wa mā unzila ʿalà al-malakayni bi-bābila Hārūta wa Mārūta wa mā yuʿallimāni min aḥadin ḥattà yaqūlā innamā naḥnu fitnatun fa-lā takfur fa-yataʿallamūna minhumā mā yufarriqūna bihi bayna al-marʾi wa zawjihi wa mā hum bi-đārrīna bihi min aḥadin illā bi-'idhni Allāhi wa yataʿallamūna mā yađurruhum wa lā yanfaʿuhum wa la-qad ʿalimū la-mani ashtarāhu mā lahu fī al-Ākhirati min khalāqin wa labi'sa mā sharaw bihi Aafusahum law kānū yaʿlamūna»
cite-note-8080. mwbsmCorano XV, 26-7.
cite-note-8181. Shiblī, mwbscĀkām al-murjān fī aḥkām al-jānn, ed. dello mwbsgsceicco Qāsim al-Šammā‘ī al-Rifā‘ī, Beirut, Dār al-Qalam, 1988, cap. X.
cite-note-giancotti-8282. Benedetto Spinoza, mwbs4Trattato teologico-politico, ed. Einaudi, Torino, 2000, ISBN 88-06-33100-0, introduzione e commento a cura di Antonio Droetto e Emilia Giancotti Boscherini, nota 9 al cap. I.
cite-note-8383. mwbtmTrattato teologico-politico, cap. I, ed. cit., p. 21.
cite-note-8484. mwbtcIl Leviatano, vol. II, p. 247, trad. it. di M. Vinciguerra, Bari, 1911.
cite-note-8585. Thomas Hobbes, mwbtsIl Leviatano, cap. XXXIV, ed. cit., vol. II, pp. 25-26, 30, 32, citato in mwbtwTrattato teologico-politico, ed. cit., nota 36 al cap. I.
cite-note-8686. Spinoza sostiene, infatti: "la potenza della Natura non è altro se non la stessa potenza di Dio" (mwbuaTrattato teologico-politico, cap. I, ed. cit., p. 33).
cite-note-8787. Benedetto Spinoza, mwbuqTrattato teologico-politico, cap. I, ed. cit., p. 24.
cite-note-8888. mwbugmwbukmwbuo1Cronache 21.16, su mwbusLa Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
cite-note-8989. mwbu8mwbvamwbveNumeri 22.22-23, su mwbviLa Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
cite-note-9090. mwbvymwbvcmwbvgGiudici 13.2-3, su mwbvkLa Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
cite-note-9191. mwbv0mwbv4mwbv8Gn 22.9-12, su mwbwaLa Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.

Bibliografia

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Opera di iconologia sulla figura angelica dall'età paleocristiana al XVII secolo.

• mwbwkMassimo Cacciari, mwbwoL'angelo necessario, Milano, Adelphi, 1994
• Heinrich Krauss, mwbwwAngeli. Tradizione, immagine, significato (2000), trad. di Stefano Suigo, Torino, Einaudi, 2003

Opera breve di divulgazione.

• mwbxeCarlo Ossola (a cura di) mwbxiGli angeli custodi. Storia e figure dell'«amico vero», Torino, Einaudi, 2004

È un'antologia di trattati barocchi italiani, da Andrea Vittorelli (1580-1653), mwbxuFrancesco Albertini, mwbxyPaolo Segneri, Andrea Da Pozzo (1617-1697), mwbxcGiovanni Grisostomo Trombelli (1697-1784) e Pasquale De Mattei (1705-1779) con due apologhi, in chiusura, di mwbxgNikolaj Leskov.

• mwbxsGiorgio Agamben ed Emanuele Coccia (a cura di), mwbxwAngeli. Ebraismo Cristianesimo Islam, Vicenza, Neri Pozza, 2009

È un'ampia antologia di testi classici divisa in tre sezioni: "Ebraismo" (a cura di Mauro Zonta), "Cristianesimo" (a cura di E. Coccia) e "Islam" (a cura di Olga Lizzini e Samuela Pagani).

• Don Marcello Stanzione, mwbyeContatti con l'angelo custode. Aneddoti, leggende e storie di incontri celesti, Sugarco Edizioni, 2015, ISBN 978-88-7198-685-2
• Maria Luisa Albano, Marcello Stanzione, mwbyqGli angeli nell'Islam, con prefazione dell'Imam Nader Akkad, Sugarco Edizioni, 2019, ISBN 978-88-7198-754-5

Voci correlate

• mwbzmArcangelo
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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itangelo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaAntonino Santangelo e Umberto Fracassini, ANGELO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.
• citerefsapere-itàngelo, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Linwood Fredericksen, angel and demon, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Angelo, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• (EN) Angel, su The Visual Novel Database.
• (EN) Angelo, su Comic Vine, Fandom.
• Arturo Blanco, Angeli mwb1qDizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede
• mwb1yGli angeli nella Bibbia secondo un sito cristiano fondamentalista (non cattolico)
• mwb1g(EN) FAQ sull'ebraismo: angeli, demoni, miracoli e il sovrannaturale, su faqs.org.
• mwb1o(EN) Angeli nel Web, su isidore-of-seville.com. URL consultato il 4 novembre 2005 (archiviato dall'url originale il 26 agosto 2005).
• mwb1w(EN) Enciclopedia ebraica: Angelologia, su jewishencyclopedia.com.
• mwb14(EN) Angeli nell'ebraismo, su freewebs.com. URL consultato il 4 novembre 2005 (archiviato dall'url originale il 13 gennaio 2006).
• mwb2a(EN, FR) Angeli nell'Islam, su sunna.info.